News

Coronavirus, altro che fase 2. La parola all’esperto

“Si parla troppo di fase 2, ieri ci sono stati più di 500 morti e i casi totali sono ancora tanti”, dice Giovanni Rezza, direttore del Dipartimento malattie infettive dell’Istituto superiore di sanità. E intanto la richiesta della regione Lombardia di riaprire le attività produttive il 4 maggio ha preso in contropiede il governo“

Loading...

I numeri sul contagio da coronavirus – quelli del bollettino quotidiano della Protezione Civile, per intenderci – non andrebbero presi giorno per giorno, ma valutando un trend. Se è vero che al momento abbiamo una pressione minore sulle terapie intensive e sugli ospedali e il trend è in calo rispetto ad un mese fa, “dobbiamo aspettarci però anche un calo delle morti che purtroppo sono ancora tante, un piccolo paese di 600 persone che scompare ogni giorno dall’Italia”. Così Pierpaolo Sileri, viceministro alla Salute, ospite di 24 Mattino su Radio 2. “Si chiama fase 2 per semplicità ma io la chiamerei fase di convivenza con il virus perché il virus non è battuto, per batterlo dovremmo stare tutti a casa e questo non è possibile – ha aggiunto Sileri -. Si tratterà di utilizzare dei meccanismi fisici come distanza sociale, mascherina, procedure di disinfezione e quant’altro e piano piano tornare ad una progressiva normalità che tuttavia sarà una normalità ‘distante’, non sarà come prima del virus, in attesa di avere questo vaccino per il quale, al di là degli annunci che vengono fatti, serviranno ancora molti mesi”.

E proprio riguardo alla ripartenza con la fase 2, la richiesta della regione Lombardia (arrivata ieri) di riaprire le attività produttive il 4 maggio ha preso in contropiede il governo. Di fronte alla cautela degli esperti, la posizione del governatore Attilio Fontana è apparsa come una fuga in avanti ingiustificata, proprio nel territorio maggiormente colpito dalla pandemia. Il viceministro al Mise Stefano Buffagni ha bollato come un “errore” la richiesta del governatore lombardo. “Da sempre Fontana ha sostenuto una linea rigorosa e fortemente restrittiva e invece poi, sorprendentemente, decide – non si comprende sulla base di quali dati – di aprire. Andare in ordine sparso rischia di alimentare confusione nei cittadini e nelle imprese che invece esigono chiarezza”, ha incalzato Buffagni.

In serata, lo stesso Fontana ha frenato: “Noi non ci permettiamo di parlare di attività produttive, che sono competenza del governo centrale, sottratta a ogni nostra possibile valutazione. Noi parliamo di graduale ripresa delle attività ordinarie che sarà concordata con il governo”. Un chiarimento che, tuttavia, non ha smorzato la sorpresa di Palazzo Chigi. In questa fase bisogna mettere in campo un piano programmato per arrivare all’allentamento delle misure, evitando il rischio che il contagio riprenda la salita, si ragiona nel governo. Su questo sta lavorando la task foce voluta da Conte che, insieme agli esperti sanitari, presenterà i diversi scenari sulla base dei quali il governo dovrà fare le sue valutazioni e prendere le decisioni conseguenti.