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Coronavirus: La Spagna è già ripartita. lìItalia aspetta, perchè?

La Francia ha un piano, la Spagna decide di fare ripartire settori importanti dell’economia dopo settimane di restrizioni. In Italia da oggi 14 aprile ripartono invece poche attività, tra cui le librerie, le cartolerie, i negozi di vestiti per neonati e bambini, le attività forestali, l’industria del legno e anche la produzione di computer, ma molte Regioni (dalla Lombardia al Piemonte fino alla Sardegna) con ordinanze proprie prendono tempo e non concedono spiragli. Il Veneto allenta invece la morsa sulle restrizioni dell’emergenza Covid 19, attuando una sorta di ‘lockdown soft’, permettendo ad esempio l’attività sportiva individuale. Per avere informazioni su cosa accadrà dopo il lockdown e per sapere come sarà la fase 2 in tutta Italia, si attende il lavoro della task force istituita dal premier Conte.

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Se da un lato è comprensibile che con un bilancio, in drammatico e continuo aggiornamento, di oltre 20mila morti ufficiali, non ci sarà nessuno scatto in avanti prima del tempo, in molti si augurano che l’esecutivo informi il prima possibile gli italiani su quale sarà il cronoprogramma da inizio maggio in poi, suscettibile di modifiche in corso d’opera, naturalmente: più test? tracciamento tecnologico per un rapido isolamento? Per ora l’unica ricetta è stare a casa. Esisterebbe secondo l’agenzia Ansa l’ipotesi di fare ripartire alcune attività prima della fine del lockdown, magari già dalla prossima settimana, partendo da alcune filiere come moda, automotive e metallurgia. Ne sapremo di più nei prossimi giorni.

Partiamo da Parigi. Lockdown per un altro mese, poi fase 2 con riapertura delle scuole (in Francia l’anno scolastico solitamente termina più tardi che in Italia, a inizio luglio). Il lockdown nel Paese “durerà fino all’11 maggio”, ha annunciato il presidente Emmanuel Macron in un discorso alla nazione, sottolineando che “le regole” in vigore “stanno mostrando la loro efficacia, non vanno né rafforzate né alleggerite, ma pienamente rispettate”. Nelle ultime 24 ore in Francia si registrano altre 574 vittime, portando a 14.967 il numero totale dei decessi a causa del coronavirus. Lo ha comunicato il direttore generale della Sanità, Jerome Salomon, precisando che i casi totali sono 98.076, 2.673 dei quali registrati nelle ultime 24 ore.

“L’epidemia comincia a segnare il passo, si vedono i primi risultati”, ha poi aggiunto Macron ringraziando operatori sanitari, militari, vigili del fuoco, farmacisti: “Grazie ai nostri sforzi, ogni giorno abbiamo fatto progressi”. L’11 maggio “riapriranno progressivamente le scuole, gli asili, le scuole primarie e i licei, i nostri bambini devono ritornare nelle classi”, ha annunciato ancora Macron. “Troppi bambini nei quartieri popolari – ha sottolineato – sono privati della scuola e non possono essere aiutati nello stesso modo. Le ineguaglianze sono ancora più marcate”. Per gli studenti delle scuole superiori, ha spiegato Macron, le lezioni comunque “non riprenderanno fisicamente fino all’estate”. Invece, “ristoranti, caffè, hotel, cinema, teatri, sale di spettacolo resteranno chiusi in questa fase” e i festival annullati almeno fino a metà luglio. “La situazione – ha spiegato – sarà valutata collettivamente a partire da metà maggio, ogni settimana”.

La Francia “non era chiaramente abbastanza” preparata davanti alla pandemia di coronavirus, ha ammesso il presidente francese, sottolineando tuttavia che “l’abbiamo affrontata”. “Noi abbiamo dovuto contrastare l’urgenza, prendere delle decisioni difficili, adattarci continuamente… Il momento ha rivelato delle lacune, delle insufficienza”, ha riconosciuto ancora Macron, parlando della scarsità di dispositivi di protezione, ma poi, “una volta che i problemi sono stati individuati, ci siamo mobilitati per produrre ed acquistare il materiale necessario”. Dall’11 maggio la Francia sarà pronta a testare chiunque presenterà dei sintomi.

Passiamo a Madrid. Centinaia di migliaia di spagnoli sono ieri tornati al lavoro nelle regioni dove il lunedì di Pasqua non è una festività nazionale, dopo che il governo ha allentato alcune delle restrizioni imposte a marzo con il lockdown. Secondo i media spagnoli, circa 300mila persone hanno ripreso le attività lavorative nella sola Madrid, dopo che è stata consentita la riapertura, in condizioni di sicurezza, dei settori dell’edilizia e di altre attività industriali che erano state inserite nell’elenco di quelle non essenziali. Domenica, le autorità sanitarie hanno registrato meno di 4.200 nuovi casi di contagio nell’arco delle 24 ore, indicando che il Paese sta lentamente superando la fase più acuta dell’emergenza. Il numero di nuove infezioni è salito del 2,6 per cento rispetto a sabato, con un totale di 166mila casi confermati.

Nonostante i dati ritenuti incoraggianti, il premier Pedro Sanchez ha annunciato che le restrizioni saranno allentate in maniera significativa “non prima di due settimane” e il passaggio avverrà in maniera graduale. Lo scorso giovedì il parlamento spagnolo ha approvato un’estensione dello stato di emergenza e del lockdown fino alla mezzanotte del 25 aprile, ma la Spagna ha già fatto ripartire parte del sistemo produttivo anche per quel che riguarda servizi non essenziali, con rigide misure di sicurezza per i lavoratori. Anche tra i virologi c’è chi considera questa scelta come affrettata. Allentare le misure di contenimento senza sapere quante persone siano asintomatiche è ovviamente un rischio. Ma è un rischio che prima o poi tutti i Paesi correranno: la differenza la farà la capacità di testare contestualmente il maggior numero di persone. Test, test, test: un ritorno alla normalità, o almeno alla nuova normalità che ci aspetta, non può che passare da qui.“