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Coronavirus: La speranza viene dalla Cina.

Il sangue dei guariti per il trattamento dei pazienti con coronavirus, potrebbe essere davvero la strada che ci porterà verso la luce: uno studio pilota realizzato in Cina suggerisce infatti la fattibilità della terapia a base di ‘plasma convalescente’, con miglioramenti in un piccolo gruppo di pazienti già dopo 3 giorni dall’inizio della somministrazione. Lo studio, condotto dai ricercatori della Shanghai Jiao Tong University School of Medicine, è stato pubblicato su Pnas.

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Il team di Zhu Chen, Xinxin Zhang, Xiaoming Yang e colleghi ha esplorato la fattibilità di questo approccio su 10 pazienti con forme gravi di Covid-19, tra i 34 e 78 anni.

La procedura di prelievo del materiale e la successiva analisi richiedono tempo e assoluta precisione, Roma, 27 marzo 2020.
ANSA/UFFICIO STAMPA POLICLINICO ‘GEMELLI’ ROMA
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I pazienti hanno ricevuto la trasfusione di una dose di 200 ml di plasma convalescente derivato da donatori guariti da poco da Covid-19 e contenente «alti livelli di anticorpi neutralizzanti». Entro 3 giorni dalla trasfusione i sintomi clinici, come febbre, tosse, respiro corto e dolore toracico «sono notevolmente migliorati e i pazienti hanno mostrato un aumento della conta dei linfociti, un miglioramento della funzionalità epatica e polmonare e una riduzione dell’infiammazione», fanno sapere i ricercatori.

Delivery of the olive twigs in the occasion of the Palm Sunday to the doctors of the Molinette hospital involved in the emergency Coronavirus COVID-19 in Turin, Italy, 04 April 2020.
ANSA/ALESSANDRO DI MARCO

Inoltre i livelli di anticorpi neutralizzanti sono aumentati o rimasti elevati dopo la trasfusione. Ed entro 7 giorni dalla trasfusione, sono stati osservati vari gradi di riassorbimento delle lesioni polmonari grazie alle Tac toraciche. E ancora, dopo l’infusione di plasma convalescente «non sono state osservate gravi reazioni avverse». I risultati, sebbene preliminari, suggeriscono che la terapia a base di ‘sangue dei guariti’ potrebbe essere «un trattamento sicuro e promettente per pazienti con Covid-19 gravi». Secondo gli autori il lavoro evidenzia anche la necessità di ulteriori indagini in studi clinici controllati e randomizzati.