Società

“Gay e felice”. L’attore si confessa da Silvia Toffanin. Il suo coming out fece scalpore e, dopo tanti anni, l’eco non si è ancora spenta. A Verissimo parla con il cuore in mano

“Hollywood è un posto troppo stressante per gli attori.Ti senti sempre di essere o in una lista di quelli che stanno avendo successo o nell’altra, di quelli che ne stanno riscuotendo meno. E’ molto angosciante” ha detto a proposito della scena attoriale americana, in base alla sua esperienza. Una confessione a cuore aperto davanti alle telecamere di Verissimo quella di Rupert Everett che davanti a Silvia Toffanin non ha avuto peli sulla lingua rivelando i giorni precedenti il coming out che fece tanto scalpore.

“Non è stata una vera scelta – racconta – ma frequentavo abitualmente discoteche gay e non volevo essere costretto a mentire, perché quando menti sei in una posizione fragile e sei vulnerabile. Ora ho un compagno con il quale sono felice da 11 anni”. Era il 1989 quando pubblicò il suo primo romanzo e rivelò al mondo di essere gay, la delusione del pubblico femminile svanì in pochi attimi: il suo magnetismo, agli occhi del gentil sesso, rimase intatto. Il trascorrere del tempo, però, deve aver giocato un brutto scherzo all’attore, uno dei sex symbol più acclamati degli anni Novanta. (Continua dopo la foto)

Rupert il primo sex symbol dichiaratamente gay, quello le cui foto nudo in mezzo all’edera (su modello di una vecchia fotografia di Eleonora Duse) o in pose plastiche assieme a un teschio non possono mai mancare nei computer di ogni omosessuale maschio che si rispetti. È quello più fashion, il migliore amico delle star (Madonna è la sua Grace Adler, ovvero la migliore amica di un gay), ma anche quello più coinvolto in campagne sociali e/o politiche. Dannatamente bello, fisico prestante, tremendamente fascinoso anche ora che invecchia ha uno sguardo che colpisce e un sorriso che stende, tutte doti che utilizza pienamente per memorabili interpretazioni. (Continua dopo le foto)

E anche quando si limita a doppiare principi azzurri che nessuna Cenerentola o Biancaneve vorrebbe mai incontrare in una fiaba per via della troppa vanità o della troppa voglia di emergere, riesce a farsi adorare. Per questi motivi, Rupert Everett è da considerarsi uno degli indimenticabili volti della storia del cinema. Discendente della famiglia reale di Carlo II Stuart, Re di Inghilterra e di Scozia, Everett è figlio di un ufficiale dell’esercito britannico, nonché mediatore di borsa e uomo d’affari.

Nasce, per cui, in una famiglia agiata, dando fin da piccolo segni di una certa arroganza che poi lo porteranno a trasformarsi in un giovane ribelle. All’età di 7 anni, viene spedito all’Ampleforth College, istituto diretto dai monaci Benedettini, dove impara a suonare il pianoforte con il segreto sogno di diventare, un giorno, una rockstar internazionale. Poi però, a 15 anni cambia meta e vira sul mestiere di attore, iscrivendosi alla Central School of Speech and Drama di Londra, ma dopo solo due anni di frequenza viene espulso per dei diverbi piuttosto animati con i suoi insegnanti. Non si dà per vinto, si unisce a una compagnia teatrale di avanguardia al Glasgow Citizen’s Theater, dove recita in spettacoli quali “Don Juan” e “Heartbreak House”. Nel contempo, inizia anche a lavorare come modello a Milano e, per far quadrare i conti, persino come escort.

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