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Julen, bimbo caduto nel pozzo: soccorritori arrivati a 50 centimetri

Dopo una notte di lavoro senza sosta è entrata nella fase cruciale l’operazione di soccorso di Julen, il bambino di due anni che lo scorso 13 gennaio è precipitato in un pozzo a Totalán, nei pressi di Málaga, in Spagna. Ci sono ancora 50 centimetri da scavare. Dopodiché verrà fatta passare una telecamera così da capire dove è il bambino, e sapere la verità. Tutti sperano ancora in un miracolo.

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Tutto il mondo ha gli occhi puntati su questi otto uomini della Brigada de Salvamento Minero de Hunosa, i minatori arrivati dalle Asturie, che si alternano in squadre di due ogni 30-40 minuti, calandosi nel pozzo equipaggiati di bombole d’ossigeno. In queste ore hanno scavato un tunnel in orizzontale per aprire un varco nel tratto di roccia di circa 4 metri che separa i due tunnel. La durezza della roccia ha costretto i soccorritori ad utilizzare delle microcariche esplosive. Una coppia di minatori scava i buchi nelle rocce, quindi risale in superfice per lasciare il posto a membri della Guardia Civil specializzati in speleologia e micro-esplosioni.

Perchè è ancora possibile trovarlo vivo?

Inutile dire che le possibilità di ritrovare Julen ancora in vita sono pochissime. “La scienza dice che è complicato, ma la speranza è l’ultima a morire”, dice anche il pediatra galiziano Antonio Rodrìguez, che lavora all’Unità di terapia intensiva dell’Ospedale di Santiago di Compostela e che fa parte della Società spagnola di pediatria ambulatoriale e cure primarie. “La cosa certa è che, per quanto sia dura ammetterlo, è improbabile – dice in un’intervista rilasciata a El Mundo – Soprattutto perché è enorme la necessità di idratazione. E’ tremendo quello che è successo, il passato ci dice che bambini sono sopravvissuti per 3-4 giorni sotto le macerie in casi di terremoto. Però così tanto tempo…”. Rodrìguez analizza i bisogni di Julen, da ormai 12 giorni in fondo al pozzo di Totalàn: “Julen necessita di tre cose: ossigeno, acqua e cibo. E la cosa più complicata da trovare in questi casi è l’acqua, di cui un bambino ha bisogno più di un adulto”.