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Ultim’ora Mondo della musica in shock. il coronavirus se l’è portato via

A 92 anni il Covid-19 si è portato via uno degli ultimi colossi del jazz, Lee Konitz, che ha continuato a soffiare nel suo sassofono fino agli ultimi giorni della sua vita – aveva cominciato da bambino – spentasi mercoledì 15 aprile.

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Nato a Chicago il 13 ottobre 1927, iniziò ad incidere nei primi anni ’40 e in una lunghissima carriera ha affiancato altri giganti come Miles Davis ( «Bird of the cool»), Michel Petrucciani («Toot sweet»), Stan Kenton, Charles Mingus e Bill Evans, George Russell («Ezz-thetic»).

AMSTERDAM, NETHERLANDS – NOVEMBER 19: Alto saxophone player Lee Konitz performs on November 19th 1992 at the BIM huis in Amsterdam, the Netherlands. (Photo by Frans Schellekens/Redferns)

Messo da parte il clarinetto, a 11 anni, per poter esibirsi dal vivo imbraccio il sassofono, che sarebbe stato il suo strumento definitivo: iniziò con il tenore, poi, ormai professionista con Jerry Wald, passò al contralto. Ma fu Lennie Tristano, suo concittadino ed originario di Aversa, di 8 anni più grande di lui, ad aprirgli la strada e la mente, fino a sfiorare il free jazz con brani improvvisati e mai incisi. Tristaniano nel sound, nel 1947 conobbe Gil Evans e Miles Davis, che lo volle nella Tuba Band con Gerry Mulligan e Max Roach. Poi divenne solista dell’orchestra di Stan Kenton, suonando anche con Billy Bauer, Gerry Mulligan, Chet Baker, Sal Mosca e il collega Warne Marsh, quasi un suo alter ego tenoristico.

Esploratore degli standard, straordinario improvvisatore dal sapiente gusto ludico, sapeva trarre sempre nuova linfa dai classici del jazz, preferendo la formazione in duo (storico in lp del ’62) e la carrierda da freelance, anche a rischio di esibirsi con formazioni modeste, permettendosi però anche incontri stratosferici con Eddie Gomez, Jim Hall, Karl Berger, Dick Katz, Joe Henderson, Richie Kamuca, Marshall Brown, Martial Solal, Bob Brookmeyer, Paul Motian, Paul Bley, Albert Mangelsdorff, Lars Gullin, Henri Texier, Charlie Haden, Phil Woods, Art Pepper, Ornette Coleman, Red Rodney, Brad Mehldau, Dave Holland, Kenny Wheeler, Bill Frisell… Star del periodo cool jazz, non ha disdegnato sonorità be bop, ma anche tentazioni avanguardistiche.

Presente spesso in Italia tra festival («Umbria jazz» soprattutto, nel 2003 «Barga jazz» gli dedicò un’edizione intera) e club (in Campania lo ricordiamo al Lennie Tristano di Aversa, ma anche svogliato nella chiesa di Santa Chiara a Napoli per il «Concerto dell’Epifania» del 2003 e più in forma nel 2012 a «Pomigliano jazz»), ha suonato anche con Renato Sellani, Franco Cerri, Enrico Rava, Glauco Venier, Enrico Pieranunzi, Ornella Vanoni, Barbara Casini, Franco D’Andrea…