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Una cicatrice orrenda posizionata sulla base della nuca. E la convinzione di non farcela più, dopo aver perso 15 chili in una settimana. Il dramma del difensore di Serie A.

Il difensore brasiliano è tornato più forte di prima grazie all’esperienza di Cagliari. Dopo l’intervento chirurgico alla testa, effettuato nel dicembre 2014, il giocatore può ora ripensare a quei tragici momenti con più serenità: “Dio mi ha fatto vedere che questa cicatrice è un marchio di rinascita”.

Tornare a Roma o rimanere a Cagliari. Sarebbero queste, al momento, le due strade per Leandro Castan: difensore brasiliano classe ’86, salito alla ribalta della cronaca anche per il suo intervento chirurgico alla testa. Il giocatore ex Corinthians, entrato in sala operatoria nel dicembre del 2014 per la rimozione di un cavernoma alla testa, può ora raccontare con più serenità i tragici attimi prima e dopo l’intervento.

Tornato in campo con il Cagliari, club al quale la Roma ha prestato il suo cartellino, il difensore brasiliano nelle ultime ore ha postato un messaggio toccante su Instagram con tanto di foto in primo piano della sulla nuca: “Quando guardavo la mia cicatrice mi lamentavo di tutto quello che avevo perso nella mia vita – ha scritto Castan – Dio mi ha fatto vedere che questa cicatrice è un marchio di rinascita. Oggi sono un padre migliore, un marito migliore, un figlio migliore, un amico migliore”.

La paura di non farcela

“Ogni volta che guardo questa cicatrice, ricordo tutto quello che ho passato fino ad oggi – si legge ancora nel post su Instagram – Ogni mattina che mi alzo dal letto è un’altra opportunità che Dio mi sta dando per andare dietro ai miei sogni. Dio ha il controllo della mia vita! Non mi arrendo mai, la vita è molto bella. Cerchiamo di vivere ogni giorno come se fosse l’ultimo. Buona domenica a tutti, Gesù vi ama”.

Dopo il dramma, Castan può oggi sorridere: “Ero terrorizzato, piangevo di continuo – ha dichiarato nei giorni scorsi – In una settimana persi 15 chili: ero convinto che sarei morto e che sarebbe finito tutto. Aperti gli occhi dopo l’operazione sentivo tutto, ma non riuscivo a muovermi: quei due giorni di terapia intensiva sono stati i peggiori della mia vita. Mi sentivo un ex giocatore con la paura di morire: ora sono rinato”.

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